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Personale a Roma: "Dinamicittą" PDF Stampa E-mail
Thursday 15 November 2007

"Dinamicittà"

Galleria Mirabilia Artecontemporanea, Roma

dal 1 dicembre al 29 dicembre 2007

Orario 16.30-19.30, escluso festivi

Vernissage sabato 1 dicembre ore 18.30


Invito mostra Graziella Lancia - Dinamicitta


Mirabilia Artecontemporanea Mirabilia Artecontemporanea
Via di S. Giovanni in Laterano, 83
00184 Roma - Tel./Fax. 06.70450453
e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
 
 

 

L’ESPRESSIONISMO SERENO DI GRAZIELLA LANCIA di Paolo Emilio Trastulli

Davvero nomen omen. La pittura di Graziella Lancia col suo raffinato espressionismo, che direi elegante, amabile, mai gridato, così accattivante e garbato com’è, cattura con grazia l’osservatore, e insieme colpisce nel segno perché  costringe chi la guarda con intelligenza ad una riflessione non da poco intorno alla condizione dell’uomo contemporaneo coinvolto in esistenziale, etica conflittualità col mondo che egli stesso ha creato. I suoi più recenti dipinti sembrano, infatti, voler fare della città l’oggetto di una più specifica ricerca, per altro già da tempo avviata, ma ora condotta con una sintesi formale e cromatica che ci sembra più vigorosa ed efficace. Londra, Berlino, New York, Roma (con una aggiunta di pathos da dilatazione spaziale), in quanto paradigmatici esempi,  sono muraglie o foreste artificiali che incombono sempre più sulla nostra vita quotidiana; ci tolgono aria, ci negano libertà, in una parola ci dominano e ci umiliano (quando addirittura non ci annullano).
La pittrice sembra solo voler prendere atto di una situazione certa (la città che sale, definizione celebre nella pittura del primo Novecento),  non però con rassegnazione passiva, fatalistica o quasi, piuttosto oggettivando, invece, una condizione difficilmente eludibile perché costruita in nome di una presunta civiltà. Ella guarda ciò che è fuori di noi, proiettandovi il proprio stato d’animo stupefatto, ma il sentimento che così si genera è filtrato poi dal pensiero ed è per esso che il suo pennello ricompone l’originale, re-interpretandolo con il linguaggio personalissimo dei colori. Quasi naturalmente, così, questi sono trasferiti sulla tela con larghe pennellate quasi sempre verticali, all’inizio come incerti e sfibrati filamenti nel cielo del supporto, via via sempre più corposi e sovrapposti nel cuore affollato dell’impaginazione, caleidoscopio sagace di striature variopinte, interrotto talora da alcuni colpi obliqui di pennello, oppure orizzontali, appena capricciosi, qua e là apparentemente improvvisi e nervosi, ma tracciati su un impianto cromatico pacatamente, pensosamente predisposto (anche con significative colature di colore). Rossi, turchini e turchesi, gialli e rosati, neri, azzurri e blu intensi, tutti per gradazioni innumeri: personalissimi, si diceva. Come i sentimenti da cui nascono e che intendono esprimere, sono colori vivi, accesi più che urlati o prevaricatori, accostati o mescolati con grande sensibilità interiore in un iridescente arcobaleno lineare che sa di sottile, raggiunta raffinatezza; ognuno di essi è, di fatto, una interpretazione e traduzione della luce, di una luce che viene da dentro, che è nell’artista; anche quel nero così robusto, determinato e denso.
Stati d’animo legati ad un contesto urbano storicizzato (vissuto come attuale nella  personale interiorità della pittrice) al quale rispondono in modo originale: basta, infatti, l’inserimento di un dato di cronaca con un lacerto di collage (un accenno di figura, un frammento di manifesto o di giornale, la massa informe di alcuni veicoli, un volto noto, un brandello di bandiera) per definire una precisa identità urbana, da cui sarà poi costretto a muovere il pensiero di chi guarda il dipinto,  solo che vada oltre l’immagine. Perché l’espressionismo di Graziella Lancia è il risultato di una progressiva decantazione delle forme fisiche del reale per renderle più intimamente proprie col dar loro nuove modulazioni, non adesione calcolata ad una moda su cui sperimentare agilità e perizia della personale tavolozza. Se così non fosse la sua pittura avrebbe poco da dirci, oltre la piacevolezza. cromatica. Resterebbe, al limite, riuscita esercitazione di gusto. Essa invece parla, con sommesso suadente sussurro. E per questo può lasciare un segno duraturo in chi sa intenderne significato e senso.
Sarà contraddittorio dire a questo punto che la pittura di Graziella Lancia (inconsapevolmente?) esprime a suo modo anche – inusitata forma di reazione e resistenza, la sua, a questa odierna condizione umana –  la gioia umile dell’esserci, di vivere, di testimoniare, di stare comunque nel mondo? Forse no. Ma che indubbiamente sia una gioia per lei quella di dipingere, come  medicina dell’anima, è fuori discussione.

 

 
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